Risposta a Emanuele Macaluso
Pubblicato il 21 marzo 2006Non assegnata
Questa mattina sul Riformista, Emanuele Macaluso ha scritto un editoriale interessante che cita, con una punta di polemica, alcune mie battute di qualche giorno fa sul voto alla Rosa nel Pugno. Ho inviato al giornale un articolo di commento che potete leggere "in anteprima".
Grazie dell'attenzione.
"Emanuele Macaluso ha ragione. I temi “eticamente sensibili” fanno parte a pieno titolo della modernizzazione del paese e anche per questo parlano a una fascia molto ampia dell’elettorato. Ne sono convinto al punto d’aver sostenuto, insieme a tanti altri, quel referendum sulla legge 40 che pure si presentava sin dall’inizio come una difficile corsa in salita. Se a proposito del voto alla Rosa nel Pugno, in una riunione di partito mi sono riferito a un segmento colto, benestante e residente nelle grandi città del Nord, ciò non è dovuto dunque, o almeno lo spero, a “una visione riduttiva che fa parte del bagaglio culturale del Pci”, ma più semplicemente alla fotografia che i sondaggi offrono del consenso a quel nuovo soggetto. Consenso più marcato nelle realtà dove, per ragioni storiche e culturali, ha un peso maggiore il cosiddetto voto d’opinione. Naturalmente sono cifre da prendere per quel che valgono. Segnalano al massimo delle tendenze, che però è bene non sottovalutare. Detto ciò, non ritengo che la strategia da seguire su questo terreno sia quella del silenzio. Insomma che sia meglio parlare poco in questa campagna, o non parlare per nulla, di laicità e unioni di fatto. E questo al solo scopo di nascondere, come si fa con la polvere sotto il tappeto, le differenze di tono, e talora di contenuto, che su quei temi si registrerebbero dentro l’Ulivo. Anzi, sono dell’idea che affrontare quegli argomenti sia una leva per convincere qualche elettore incerto sulla scelta da fare. E lo dico perché, come sostiene Macaluso, stiamo parlando di questioni che ovunque in Europa sono parte integrante dei programmi di governo delle forze socialiste e progressiste. Ma appunto per questo penso sia un limite continuare a confinare la materia nel recinto, per altro nobilissimo, della sfida sui valori. La realtà è che dal modo di affrontare problemi di fondo della modernità – dalla libertà di cura all’autonomia della ricerca e giù giù fino al diritto di vivere con pienezza di diritti la propria sfera affettiva – derivano cultura politica e identità di un nuovo riformismo. Prendiamo il tema dei Pacs. Come ha spiegato giorni fa Maurizio Ferrera dalle colonne del Corriere della Sera, già oggi nei paesi dove una legge sulle unioni di fatto è in vigore solo il 30 per cento delle prime unioni si forma a seguito di un matrimonio. Le altre, tutte le altre, sono unioni regolate che consentono a milioni di giovani di uscire dalla casa dei genitori e sperimentare un’esistenza autonoma. Non a caso, aggiunge Ferrera, molte di quelle unioni, spesso dopo la nascita di un figlio, si stabilizzano con un matrimonio. Istituzione che resta la norma di unione più diffusa. Altro che attacco ai valori tradizionali. Alla resa dei conti le unioni di fatto si rivelano uno strumento formidabile di promozione della famiglia. Quella stessa famiglia che il cardinale Ruini difende con tanta passione. Esempi analoghi riguardano l’autonomia della ricerca, così penalizzata negli anni di governo della destra, la libertà di cura o la dignità e i diritti individuali delle donne. Ma il punto ancora una volta è quello posto da Macaluso a chiusura del suo editoriale di ieri. E in particolare il legame che egli segnala tra la prossima scelta elettorale e il segno che avrà la costruzione del partito democratico. La mia opinione è che proprio la natura dei problemi accennati e il loro occupare uno spazio privilegiato nell’agenda di un governo di centrosinistra, sollecita – adesso e tanto più dopo il voto – una battaglia seria su contenuti, valori e priorità di una possibile nuova aggregazione dei riformisti. Ovviamente su una riflessione del genere l’esito del voto peserà, e molto. Peserà il risultato dell’Ulivo alla Camera. Peserà il consenso dei Ds al Senato. Anche per questo sarebbe un errore mostrare timidezza o reticenza sulle questioni indicate da Macaluso. Perché, infine, è vero che il dopo-Berlusconi è già cominciato. Ma come si svilupperà dipende anche da noi. Quanto al presunto “tradimento” di quegli elettori, magari iscritti ai Ds ma assai poco propensi alla prospettiva del futuro partito, non scomoderei termini tanto brutali. Anzi, direi che la parola stessa dovrebbe essere sepolta nel “bagaglio culturale” di una vecchia sinistra. Su tutto il resto discutiamo liberamente. E ancora di più sarà bene discutere dopo il dieci aprile, quando finalmente – e insieme – avremo mandato a casa questa destra impresentabile e maleducata."
| inviato da
il 21/3/2006 alle 18:16 | |
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