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I laici e il rischio del voto disgiunto

Pubblicato il 22 marzo 2006Non assegnata

Questa mattina su la Repubblica Miriam Mafai torna ad affrontare il tema della lacità e lo fa con argomenti che riprendono, in parte, l'editoriale di Emanuele Macaluso sul Il Riformista di ieri e la mia successiva risposta. Mi sembra una discussione interessante destinata a proseguire ben oltre il 9 aprile.

"Da qualche settimana una nuova preoccupazione turba i dirigenti dei DS, la preoccupazione di un “voto disgiunto”, la eventualità cioè che la lista unitaria Ds-Margherita che si presenta alla Camera sotto il simbolo dell’Ulivo raccolga un numero di voto inferiore a quello che raccoglieranno al Senato, i due partiti che ne fanno parte e che a Palazzo Madama si presentano separatamente. I sondaggi in realtà non giustificano questa preoccupazione. L’ultimo, che il nostro giornale ha pubblicato lunedì, assegna il 33,4% dei voti alla lista dell’Ulivo alla Camera e, al Senato il 20,5% dei voti ai Ds e il 12,8% alla Margherita. Fatta la somma, i conti tornano perfettamente. E la Rosa nel Pugno, che alla Camera, in nome della difesa della laicità si candida raccogliere voti di elettori di sinistra, resta, secondo gli stessi sondaggi, ferma al palo del 2,3%.
E’ curioso. I sondaggi non registrano il fenomeno. Eppure la preoccupazione c’è. E’ stato per primo Gianni Cuperlo della segreteria dei Ds a gettare l’allarme quando martedì scorso, di fronte alla assemblea dei segretari di federazione, ha parlato di un «elettorato di opinione, colto e socialmente benestante, concentrato in gran parte al centro e al Nord che, in polemica con alcune posizioni assunte dal leader della Margherita, potrebbe scegliere di votare in modo distinto tra la Camera, dove ci presentiamo con la Lista dell’Ulivo, e il Senato». E’ ragionevole. E’ possibile. E se questa disaffezione ha origine, come dice lo stesso Cuperlo, dalle posizioni assunte da Rutelli su argomenti che attengono al tema della laicità e della difesa dei diritti civili, allora questa fetta di elettorato «colto e socialmente benestante» dovrebbe orientarsi a votare, alla Camera, Per Emma Bonino e la Rosa nel Pugno.
E’ curioso. I sondaggi non registrano questo spostamento. Ma i vertici dei Ds, che hanno probabilmente altri strumenti di indagine e di rilevazione degli orientamenti del loro elettorato, ne sembrano seriamente preoccupati. Sentiamo cosa ha detto, nella stessa riunione dei segretari di federazione, Marina Sereni, della segreteria dei Ds: «Non possiamo lasciare il tema della laicità e la difesa dei diritti civili a formazioni minori. Dobbiamo caratterizzarci sempre più noi come come una forza capace di interpretare la spinta alla laicità dello Stato in maniera moderna dentro un impianto che scommette sulle libertà individuali e sulle possibilità di far convivere nel nostro Paese più scelte etiche e più culture». Dando seguito a questo impegno, i Ds hanno convocato, nelle ultime domeniche di campagna elettorale, una serie di importanti manifestazioni pubbliche intitolate proprio alla difesa della laicità.
Sarebbe bene che in questa occasione, i dirigenti (e le dirigenti) dei Ds prendessero impegni precisi per quello che si riferisce alla futura attività di governo. Un esempio per tutti: Silvia Binetti, che ha lasciato la presidenza del Comitato Scienza e Vita per presentarsi con la Margherita, ha dichiarato ieri che «i tempi non sono maturi» per l’abrogazione della legge sull’aborto. Una posizione assolutamente rispettabile. Sappiamo che non è questa la posizione dei Ds. Ma, dentro l’Ulivo (e l’eventuale futuro Partito Democratico), quale sarà il punto di conciliazione o di compromesso tra queste due diverse, opposte posizioni? Nel programma dell’Unione non si fa parola di una eventuale modifica dell’attuale legge sulla fecondazione assistita. C’è, tuttavia qualche parlamentare dei Ds o del centrosinistra che intende impegnarsi, nel futuro parlamento, in questa battaglia? E ancora, quale sarà la posizione del futuro ministro della Salute a proposito della introduzione della pillola RU184? La “propulsione” con la quale il cardinal Ruini si è rivolto lunedì agli elettori è stata accolta, dagli esponenti del centrosinistra, con qualcosa che assomiglia a un sospiro di sollievo. E si spiega. Il presidente della Cei infatti ha invitato ad «abbassare il libvello della polemica elettorale», ha sottolineato «la mancanza di crescita della nostra economia e l’incremento del debito pubblico», ha chiesto «un impegno forte e condiviso per attenuare gli squilibri che affliggono da gran tempo il nostro paese». Su problemi e temi di carattere economico, sociale, anche di politica internazionale la discussione è aperta, anche a soluzioni e proposte che fanno parte del tradizionale patrimonio della sinistra (giustizia, pace, superamento delle disuguaglianze). Ma quando si passi a quelli che vengono chiamati temi «eticamente sensibili», allora il tono del cardinal Ruini cambia. Aborto, eutanasia, difesa dell’embrione, famiglia monogamica, Pacs, sono argomenti sui quali non sarebbe lecito legiferare. Su questi, l’ultima e definitiva parola spetterebbe alla Chiesa.
Uno scambio che nessuna forza politica può accettare. Anche se nessuna forza politica può immaginare di imporre, nel Parlamento che uscirà dalle elezioni del 9 aprile, una sua scelta. La politica è sempre un fatto di mediazioni e ricerca di accordi e di queste mediazioni non sono prevedibili oggi: dipenderanno, come inevitabile, dal consenso che ognuno dei partiti in gara saprà conquistarsi tra gli elettori, anche sui problemi che si definiscono “eticamente sesnsibili”.



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