SABATO, MI RACCOMANDO!
Pubblicato il 23 ottobre 2008Non assegnata
Spero che questo movimento di studenti, ricercatori, insegnanti sia un fenomeno vero. Profondo. Lo spero perché c’è bisogno di un’opposizione serena e forte al “pensiero unico” che si profila giorno dopo giorno e a quest’aura di restaurazione “dolce” che scorge in ogni forma, persino blanda, di dissenso il germe di una possibile sovversione. La vita democratica è fatta di differenze che si misurano, che si contendono ragioni e consenso. Temo un po’ una deriva dove questo valore scolora a vantaggio di un ordine del giorno dettato e incontrovertibile. A mio parere le ragioni di critica alla riforma Gelmini sono fondate. E’ fondata la critica alla premessa di quella riforma: che la prima emergenza della scuola o della ricerca sia nel taglio delle risorse a loro disposizione. Anche qui, non perché razionalizzare i costi sia un errore in sé ma per come lo si è fatto. E per chi lo ha fatto. Non una commissione di esperti, non la giovane ministra, ma il suo collega (assai più potente) che siede alla famosa scrivania di Quintino Sella. In questo il governo appare sempre di più come un’orchestra muta. I maestri sono seduti ai loro posti con lo strumento in grembo (nel caso dei violini) o in posizione (i tamburi, i fiati….) ma nessuno suona. C’è solo il direttore a fischiettare la musica e il suo collaboratore (quello che sta alla scrivania di cui sopra) a voltare le pagine del leggio. E il pubblico applaude. Plaudono gli orchestrali, il pubblico e la critica che osanna la novità dell’esecuzione. Peccato che il tutto somigli moltissimo a quel giudizio lapidario (credo dell’anziano Rossini chiamato a valutare l’opera di un giovine compositore). “C’è del nuovo e c’è del bello” disse alla fine dell’esecuzione “ma ciò che è bello non è nuovo e ciò che nuovo non è bello”. Fatte le debite proporzioni questa destra si muove con spirito analogo. E’ bello (come negarlo) che la mondezza non intasi più le vie di Napoli, ma in sé non è un fatto nuovo (almeno nel senso che si è ottenuto quel risultato applicando le ricette già previste dal governo di prima). Mentre è nuova (oddio, relativamente nuova) l’idea di spedire i poliziotti a sgombrare le scuole ristabilendo ordine e disciplina. Ma per quanto nuovo non mi azzarderei a dire che si tratti di un gesto bello. Per tutte queste ragioni sabato andrò al corteo di Roma col giusto entusiasmo. E’ vero, abbiamo convocato questa manifestazione diversi mesi fa, ma come a volte capita (sono gli accidenti della politica) non poteva capitare in un momento migliore. Quando si comincia a intuire che il cuore del problema non è solo l’Alitalia o la crisi dei mutui americani o la denuncia degli accordi ambientali. Ma è proprio l’idea di democrazia (e di politica) che rischia di passare. Anche per questo più saremo meglio sarà. Mi raccomando.
Buone cose
Ps. Questa idea delle lezioni di protesta fatte sulla pubblica via è geniale. Potrebbe diventare la chiave che identifica il movimento appena nato. E che ne rappresenta lo spirito, la forza, la serena consapevolezza di stare nel giusto.
| inviato da
giannicuperlo il 23/10/2008 alle 16:49 | |
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