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SARO' BREVE.

Pubblicato il 5 dicembre 2008Non assegnata

Lunga assenza, ma come ho scritto in un commento all’ultimo post la settimana è stata più complicata del solito. I temi non mancano, anzi direi che abbondano e io rischio di cadere nel vecchio vizio di propinarvi un romanzo. Poi voi mi criticate. Poi io ci resto male. Per cui (come si diceva una volta in sezione) “sarò breve!”. Dovevo un paio di risposte (e da giorni).

La prima a Carlo che mi chiedeva come ho votato all’emendamento dell’Italia dei Valori sulla modifica dei rimborsi elettorali. Ho votato contro. La ragione è che non mi pareva giusto negare con effetto retroattivo un rimborso a liste e partiti che hanno affrontato nel 2006 le spese per la campagna elettorale. Certo, la legislatura è durata solo due anni e il rimborso è spalmato sui cinque anni previsti. Ma quelle risorse sono state investite e non trovo logico, in ragione dello scioglimento anticipato delle Camere, privare le casse di quelle forze di un rimborso a loro dovuto sulla base del meccanismo che prevede una quota (di rimborso appunto) per ogni voto ricevuto.

Ad Antonio Del Guercio (di cui ho condiviso il commento) devo dire che non so se la locanda Cjubei esiste tuttora. Però so che ci sono molti posti simili (con storie simili da raccontare).

Mi hanno fatto piacere i commenti del circolo Obama a sostegno dell’appello promosso da Ignazio Marino sul testamento biologico. Per quel che conta ho cercato di dare una mano a Ignazio. L’iniziativa ha avuto un impatto (e un successo) notevoli. Sono state raccolte oltre 20mila firme. Si può aderire al sito www.appellotestamentobiologico.it. Fatelo in tanti. Grazie

il commento 282 di valeriox mi trova sostanzialmente d’accordo. Sui ritardi del nostro sistema educativo ci siamo dilungati a lungo. E’ interessante il suo riferimento ai brevetti (anche in questo siamo agli ultimi posti in Europa) e sulle storture di un sistema del credito che “non autorizza la nascita di imprese dal basso…”. E’ vero. Ed è uno dei nostri problemi di fondo. Mi ha sempre colpito la parabola di aziende (direi, multinazionali) come Starbucks o Pizza Hut (con fatturati miliardari) e che vendono di fatto the italian way of life. L’idea di costruire una catena di negozi dove smerciare il nostro cappuccino è venuta a un giovanotto di Seattle (la città di Bill Gates…..lì abbondano i tipi intraprendenti) che, dopo una vacanza in Italia, ha intuito le potenzialità del business. La differenza coi nostri lidi è che (magari non adesso che la crisi incalza ma prima sì) in America il campo dei venture capital (chi investe soldi propri in una buona idea imprenditoriale consapevole che ne trarrà utili adeguati), ecco quel campo è paurosamente deserto. E se tanto tanto ti viene un’idea geniale devi preoccuparti di ipotecare la casa di famiglia per uno start up iniziale. L’altro corno del problema credo sia nella difficoltà a stabilire legami più seri tra le università e le imprese (non per sacrificare ovviamente la ricerca “pura” ma per alimentare quel sistema virtuoso tra ricerca e produzione che da noi storicamente latita). Un po’ per il timore delle imprese (familiari) di allargarsi troppo e di dover cedere il bastone del comando ad altri. Un po’ perché non sempre le università sono all’altezza.

È tornata la “questione morale”. O magari non se ne era mai andata del tutto. I giornali dedicano spazio alle nuove vicende. Intercettazioni, giunte traballanti, la tragedia di Pianura, e la politica di nuovo sotto scacco. Come da molto tempo. Questa settimana hanno colpito (almeno me) le parole del presidente Napolitano e l’intervista al Corriere di un decano come Zagrebelsky. Toni allarmati. Giudizi severi. Personalmente ho fiducia nel mio Partito. Nella sua leadership e nella sua classe dirigente diffusa. Ho la sensazione che però si debba ragionare a fondo su questi fenomeni. Risalendo la corrente della cronaca per concentrarsi sulle cause (almeno alcune). Non è vero che non vi sia chi non abbia scritto (e con estremo rigore) sull’insieme di questi problemi. Qui da noi, per dire, lo fa da tempo Mauro Calise. Mauro è un politologo che ha ripreso in alcuni suoi lavori le analisi di Katz e Mair (anch’essi studiosi dei fenomeni politici). Vado a memoria e riassumo (malamente). In tempi recenti avremmo assistito (non solo in Italia ma nelle democrazie contemporanee) a quel fenomeno che va sotto il nome di “statalizzazione dei partiti”. Tradotto significa che la politica (e chi la fa) sempre di più colloca la propria azione (e di conseguenza il proprio status e reddito) dentro il circuito delle istituzioni. Non fuori da esse. Se guardiamo alla nostra esperienza, tra le ricadute del fenomeno vi è una ricerca insistita di un ruolo dentro quella dimensione e a seguire una ferma volontà di non uscirne una volta entrati. L’effetto finale è una coazione a ripetere dove ai partiti spetta un ruolo via via residuale. Sulla carta selezionano (o dovrebbero selezionare) la classe dirigente (delle istituzioni appunto), ma nei fatti vedono sfuggirsi progressivamente questa prerogativa mentre il ceto politico (rigorosamente collocato ai diversi livelli istituzionali) concentra su di sé, nel bene e nel male, l’attenzione pubblica e l’esercizio più o meno esclusivo del potere. Se capisco bene questo riduce gli spazi per una circolazione del sangue (nel senso del ricambio di quel ceto) e finisce col rendere anche meno forti gli anticorpi nei confronti di possibili fenomeni degenerativi. In sintesi direi così: massimo rigore nel valutare i casi (soprattutto quando riguardano noialtri); principio del massimo garantismo ma distinzione tra quest’ultimo e la categoria dell’opportunità; definire una volta per tutte il modello di democrazia verso il quale tendiamo (che ruolo spetta ai partiti?) e su quella base fissazione di procedure e forme diverse dalle attuali per la selezione delle classi dirigenti (almeno per la politica). Non è facile, lo so. Ma avrebbe un senso.

Con 54 deputate e deputati del Pd ho sottoscritto un appello in vista della direzione del 19 e della Conferenza programmatica di febbraio. Mi pare un buon testo. Se vi va di leggerlo lo trovate al seguente indirizzo: www.perripartire.ilcannocchiale.it

Buone cose



permalink | inviato da giannicuperlo il 5/12/2008 alle 18:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (112) | Versione per la stampa


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Sono nato a Trieste il 3 settembre 1961. E a Trieste ho vissuto più o meno fino alla fine degli studi universitari... continua

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