IL MIO VOTO SU COSENTINO.
Pubblicato il 31 gennaio 2009Non assegnata
Oggi (venerdì) su l'Unità è uscita un'intervista di Claudio Fava. Ho risposto con un articolo che esce domattina (sabato) sul Riformista. Mi è parso giusto scriverlo anche per spiegare le ragioni del mio voto alla Camera sulla richiesta di dimissioni del sottosegretario Cosentino. Lo riproduco qui sotto. Conoscendovi (a voialtri frequntatori del blog) immagino che diversi non saranno d'accordo. ma tengo a dirvi (per quel tanto di confidenza che si è stabilita tra noi) che credo molto nelle cose che leggerete. Buone cose.
"In un’intervista concessa ieri a l’Unità il segretario di Sd, Claudio Fava, ha spiegato che il voto di astensione di un certo numero di deputati del Pd sulla mozione che invitava alle dimissioni il sottosegretario Cosentino rappresenta la “prova certificata” di un “baratto che sta devastando le istituzioni”. Quello tra la modifica della legge elettorale per le europee e una soglia ben più preziosa che è la lotta alla mafia. Le parole di Fava mi hanno offeso profondamente e sono, a mio parere, sbagliate. Lo sono in sé. Ma tanto più lo sono essendo egli un leader politico e il segretario di un partito. Provo a dirne le ragioni. Sono tra quanti ha scelto nel voto su quella mozione la linea dell’astensione. L’ho fatto dopo averne letto il contenuto e aver ascoltato la discussione in Aula. Nel testo si fa riferimento alle circostanze (nello specifico le deposizioni di alcuni pentiti) riportate da un’inchiesta pubblicata dal settimanale L’Espresso il 9 ottobre 2008. La stessa mozione riconosce che la chiamata in correità non costituisce in sé né una prova né una condanna. Ma è tuttavia significativo, prosegue la mozione, “che la procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli abbia – secondo quanto si apprende dalla stampa – iniziato un procedimento penale nei confronti dell’onorevole Cosentino”. Mi permetto di sottolineare quel, “secondo quanto si apprende dalla stampa”. Ricapitoliamo. Il sottosegretario Cosentino è un uomo politico “discusso”. Di lui si parla come di “un esponente colluso con la sanguinaria cosca dei Casalesi”. La “stampa” riporta le dichiarazioni di alcuni pentiti (quattro o cinque). Il governo, per parte sua, dichiara in Parlamento che Cosentino non solo non ha (ancora) subito per quelle accuse un rinvio a giudizio ma non ha ricevuto un avviso di garanzia e neppure risulta iscritto nel registro degli indagati. Nulla. Il Parlamento che fa? Prendendo atto della denuncia di alcuni organi di stampa e in assenza di atti specifici della magistratura e tanto meno di una o più sentenze di un tribunale ne vota le dimissioni. Più precisamente vota un invito alle dimissioni. Personalmente credo nello Stato di diritto anche come garanzia nella lotta per la legalità. Lo considero un principio irriducibile. Credo anche nella lotta politica. Dura, esplicita. Una cosa è combattere la destra e i suoi esponenti sul terreno dell’etica e del consenso, motivando le responsabilità del governo sul fronte del contrasto alle mafie e la stessa responsabilità che si assume tenendo al suo posto il sottosegretario Cosentino. Altra, del tutto diversa, è piegare il Parlamento a una logica dove le inchieste o rivelazioni di un giornale precedono le sentenze della magistratura e incidono sul comportamento delle istituzioni. Penso al precedente. Penso alla possibilità di delegare a singoli giornalisti, o alla proprietà dei giornali e dunque al potere finanziario di alcuni, la responsabilità di assolvere o condannare un esponente politico. Penso a quale sbrego istituzionale si determinerebbe. Ecco perché mi sono astenuto. Non per assolvere a priori l’onorevole Cosentino. Mi sono astenuto perché non voterò mai un atto formale che fa discendere la condanna di un cittadino non già dall’autonomia della politica o dal pronunciamento di una corte di giustizia ma dall’inchiesta di un cronista. Mi si può rispondere che non di una condanna si trattava ma di una valutazione politica. Non è comunque un buon modo di risolvere la questione. Sulla politica ho già detto. Potrei aggiungere, sul voto specifico, che trattandosi di reati così gravi diverso sarebbe stato il caso di un intervenuto avviso di garanzia da parte di una procura, cosa che il governo ha smentito esistere. Altra cosa però – oggettivamente – è un atto parlamentare che fa discendere dalle dichiarazioni di pentiti o da notizie su singole inchieste tuttora in corso conclusioni rilevanti sotto il profilo della natura della istituzione coinvolta (in questo caso il Parlamento). Sono valutazioni con le quali si può consentire o dissentire. Quel che non si può fare è liquidare il tutto come lo scambio immondo tra la lotta alla criminalità e l’interesse contingente per una correzione della legge elettorale. Tanto più (e parlo naturalmente per me) che su quest’ultimo punto sono tra quanti nutre più di una riserva sulle modalità e sul contenuto del patto che dovrebbe condurre a giorni a modificare la legge elettorale per le europee. Ma di questo, casomai, parlerò altrove, e prima di tutto nelle sedi deputate del mio partito e del gruppo parlamentare a cui appartengo. Resta la ferita di una violenza verbale che lascia interdetti. Io non sono un leader politico come Claudio Fava. Sono un funzionario di partito che attualmente siede in Parlamento. Ma infine, credo di essere un uomo perbene. Che può sbagliare anche tre volte al giorno ma che sa distinguere tra il valore di legalità e democrazia e gli interessi di parte. Spiace doverlo scrivere."
| inviato da
giannicuperlo il 31/1/2009 alle 0:7 | |
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