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IERI ALLA CAMERA.

Pubblicato il 14 ottobre 2009Non assegnata

Pessima giornata ieri alla Camera. L’affossamento della legge contro l’omofobia è un fatto che si commenta da sé. Però col senno del giorno dopo forse alcune tessere vanno messe al loro posto. Sarò noioso, per cui se il tema non vi interessa evitate pure di proseguire. Allora, per punti, come sempre:

1. La scelta di introdurre un’aggravante per le violenze o le molestie fondate sulla discriminazione verso l’orientamento sessuale e l’identità di genere risale al tanto vituperato governo Prodi. Il ministero dei Diritti e delle Pari Opportunità, all’epoca, elaborò un testo unico contro stalking e omofobia e lo trasmise al Parlamento. Fin da subito vi fu un giudizio negativo dell’opposizione di allora (della Lega in testa ma anche del PdL attuale), e però distinguo e difficoltà emersero anche da dentro l’Unione (in particolare Mastella e non solo lui). La posizione del governo fu ferma: anche per rispetto verso le associazioni degli omosessuali si tenne il punto: nessuno stralcio dell’omofobia dalla legge sullo stalking, si voleva procedere con un impianto complessivo e la cosa produsse notevoli attriti dentro la maggioranza fino ai suoi vertici politici. Forse ricordarsene aiuterebbe a capire il dopo.

2. Archiviata la legislatura e insediata al governo la destra, il testo su stalking e omofobia è stato ripresentato dal Pd. Il governo e la nuova maggioranza hanno detto, procediamo sullo stalking ma stralciamo l’omofobia che potrà avere, eventualmente, un percorso legislativo a parte. Il Pd ha accettato ottenendo quella garanzia. Si è fatta la legge sullo stalking (nelle sue linee quella elaborata da noi) e si è percorso l’iter in commissione sull’omofobia.

3. durante la discussione (durata mesi) la maggioranza ha teso a svuotare il più possibile il provvedimento della sua sostanza, elaborando alla fine un testo che aveva un solo punto di merito e che risultava parziale sotto diversi aspetti. Ma la necessità di affermare un principio ha spinto noi (le opposizioni) a dire, bene procediamo comunque e diamo il segnale di una legge di civiltà tanto più necessaria alla luce dei reati sempre più frequenti su questo fronte. Si arriva così al testo unico (rispetto al quale l’Italia dei Valori mantenva dei dubbi di efficacia e completezza) e alla calendarizzazione dell’Aula.

4. a poche ore dal dibattito generale in Aula, la prima commissione (Affari Costituzionali) ha segnalato la necessità di apportare alcuni correttivi al testo unico, anche per integrarlo in relazione alle norme sulle discriminazioni contenute nell’articolo 19 del Trattato di Lisbona. A questo punto, lunedì pomeriggio a sorpresa la ministra in Aula ha chiesto e proposto il ritorno del provvedimento in commissione per gli opportuni aggiustamenti. Il Pd ha convenuto sull’ipotesi (vi risparmio i vari passaggi) a patto che la maggioranza si assumesse l’impegno di calendarizzare nuovamente il provvedimento per la sessione d’Aula di novembre. Tradotto, temevamo che dietro il rinvio si celasse la volontà di affossare la legge nel modo più subdolo e silenzioso, evitando di riportala in Aula.

5. Tenete conto che l’Udc aveva già chiarito la presentazione di una eccezione di costituzionalità al testo, in nome di una presunta violazione dell’articolo 3 della Carta. Dunque era chiaro che almeno quel gruppo (e la Lega a seguire nonostante il voto espresso in commissione) volevano comunque colpire la legge prima ancora di vederla nascere.

6. Arriviamo a ieri: la presidenza del gruppo del Pd tratta con la maggioranza e dice: ok torniamo in commisisone per gli aggiustamenti tecnici ma in Aula voi dite che vi impegnate (come a parole ci avete garantito) a riportare il testo in Aula a novembre. Bressa (il nostro vicepresidente) interviene in Aula, dice sì al rinvio in commisisone ma chiede l’atto d’impegno a quegli altri. Che improvvisamente ce lo negano. Parla il capogruppo PdL in commissione che dice sì al rinvio del testo, ma senza una parola sui tempi del suo ritorno in Aula. Bressa, in tempo reale, chiede un chiarimento che non ottiene, anzi è forte la sensazione che vogliano percorrere quella via (diciamo fare quella furbata) per ottenere il risultato dell’affossamento. E’ così che la presidenza del gruppo opta per il voto contrario al ritorno in commissione: se vengono meno i patti, allora che ciascuno si assuma nell’Aula la responsabilità della scelta che sta per compiere. Votano contro il ritorno in commissione il Pd e la netta maggioranza del PdL. Ovviamente con motivazioni opposte.

7. perché il PdL vota contro? Bocchino giustifica la loro posizione dicendo che siccome il provvedimento era stato calendarizzato per l’Aula nella quota destinata all’opposizione, loro non potevano (una volta visto che il Pd era contrario al rinvio) coartare la nostra volontà e sottrarci il diritto di proseguire nell’iter di un nostro provvedimento. Peccato che mezz’ora dopo, mentre si discuteva e si votava su un provvedimento approdato all’Aula in quota Italia dei Valori questo bel principio sia andato a farsi benedire e la maggioranza abbia votato secondo i suoi interessi e contro il volere dei proponenti (affossando quel testo). Quindi hanno votato a quel modo nell'intento esplicito (il voto era palese) di affossare la legge.

8. Bene, e siamo alla pregiudiziale di costituzionalità. Viene messa ai voti e passa con una maggioranza che tiene insieme il PdL (quasi tutto, ma per dire, il loro vicepresidente del gruppo ha votato contro anche se nessuno lo ha notato) e ovviamente l’Udc (che quella pregiudiziale aveva presentato). Il provvedimento è di fatto affossato. Anche se noi stamane ne abbiamo ripresentato un altro (che si riferisce esplicitamente al contrasto di omofobia e transfobia).

9. valutazioni: era meglio votare senza alcuna garanzia sul dopo il rinvio in commissione per evitare l’affossamento diretto col voto sulla pregiudiziale? Può darsi. E’ una lettura legittima. Come legittimo è dire che dopo un anno era sensato avere un passaggio di chiarezza e trasperenza nell’Aula. Vedere chi questa legge la voleva e chi non la voleva affatto. Ieri pomeriggio questa verità (diciamo così) è emersa al di là di ogni ambiguità: la legge non è stata affossata dal Parlamento….la legge è stata affossata dalla maggioranza e dall’Udc. Se noi non siamo più in grado di distinguere tra le responsabilità oggettive e facciamo di tutto un unico fascio, non capiremo più dove siamo. La realtà è che a parole questa destra fa le fiaccolate, riceve le associazioni gay, parla di buoni principi e propositi, ma alla prova dei fatti ha colpito appena ha potuto una legge che era di pura civiltà e che si poteva emendare in mezza giornata di lavoro. Insisto: si ritiene tatticamente errata la gestione dell’Aula da parte del Pd? Legittimo, ma questo non vuol dire (a meno di essere in mala fede) equiparare le responsabilità degli uni e degli altri. Noi quella legge la vogliamo dai tempi del govenro Prodi e per averla abbiamo persino messo a repentaglio la maggioranza di allora. Sarebbe il caso di ricordarselo.

10. infine il voto di Paola Binetti. Ha detto sì alla pregiudiziale di costituzionalità e lo ha motivato con una ragione di convinzione personale e di coscienza. Franceschini e Soro hanno posto il tema della sua permanenza nel Pd. Che dire? Quello che ho scritto altre volte (quando le differenze dentro il nuovo partito erano lette come garanzia di successo e di una matrice post-identitaria della politica…). Io non credo che la soluzione sia espellere questo o quello. Io sono convinto che il tema di fondo è quale cultura politica ha questo partito e quali regole si dà. Non è poco. Se noi diciamo che nel dna, nell’identità dei democratici italiani, ci sono il pieno rispetto (e la valorizzazione) dei differenti orientamenti sessuali allora è l’atto stesso dell’adesione a quel partito che richiama l’adesione a quei valori. Non si può ridurre tutto solo e sempre a norme regolamentari. Un partito è la sua carta d’identità, sono i valori che afferma e nei quali si riconosce….dobbiamo uscire da un’ambiguità su questo fronte. Poi sarà bene regolamentare i casi in cui, nella dimensione istituzionale, si applica la libertà di coscienza (che per ovvie ragioni non può valere su tutto). Quel che non vale è fingere che il problema nasce oggi, anzi ieri, perché non è così. Per cui prima ci pensiamo meglio sarà per tutti.

Tanto mi pareva giusto ricordare.

Buone cose



permalink | inviato da giannicuperlo il 14/10/2009 alle 17:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (447) | Versione per la stampa


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