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IERI.

Pubblicato il 8 novembre 2009Non assegnata

E’ tempo di bolle, capisco. Ma forse sarebbe bene guardare alle cose con quel sano realismo che dalle cose quasi mai si fa ingannare. Allora, da 48 ore giornali e tv (non tutti, ma molti, moltissimi) ci bombardano con la tesi di un’Italia capofila della ripresa. Il riferimento è ai dati sulla crescita e sul Pil, alla buona salute di un certo numero di aziende che ha limitato i danni sul versante dell’export e alle statistiche della Cig effettivamente attivata. Ora, si capisce che il governo scenda nella sala stampa di palazzo Chigi, gonfi il petto e spieghi alla libera stampa che il peggio è definitivamente alle spalle, che la sinistra maramalda soffia sul fuoco ma che i dati danno ragione a Tremonti e alle scelte compiute dal centrodestra nell’ultimo anno e mezzo. Naturalmente bisogna dire (a scanso di equivoci) che solo un pazzo potrebbe dolersi di eventuali segnali positivi o, peggio, confidare in una crisi persino peggiore dell’attuale. Ma è altrettanto irresponsabile, temo, decidere “per decreto” che la crisi non c’è più, e se c’è stata non era poi quella baraonda che alcuni hanno voluto far credere. Intanto, conviene tener conto di una verità spesso sottaciuta: noi siamo alle prese (parlo degli Usa e di gran parte dell’Europa) con un’economia “drogata”, sostenuta da un anno almeno da iniezioni di denaro pubblico che non hanno precedenti nell’ultimo trentennio di vita del mondo. Leggevo una statistica sulla crescita americana del terzo trimestre. Sarebbe stata superiore al 3 e mezzo per cento, col piccolo particolare che tolto il “dopaggio” pubblico (e da quelle parti l’amministrazione Obama non ha certo scherzato) quella stessa percentuale scende praticamente allo zero. Attenzione, questo non vuol dire che la ripresa non c’è, semplicemente è molto sospinta da una “motorizzazione pubblica” destinata per mille ragioni a funzionare col meccanismo dell’una tantum, o se preferite di un pieno di carburante che prima o dopo tenderà a consumarsi. La speranza (e il calcolo) è che nel frattempo quel sostegno pubblico imprevisto e straordinario rimetta effettivamente il motore nella condizione di assumere altro carburante (e non dai canali statali). In altre parole, rilanciare i consumi interni, le esportazioni, la fiducia di imprese e sistema del credito. A quel punto avremo debiti pubblici dilatati (è il costo della crisi) ma economia rimesse in piedi dopo una terapia antibiotica spaventosa. Tutti speriamo che le cose vadano a questo modo, ma è cosa diversa dire già oggi che questa aspirazione si è già compiuta.

E veniamo a noi. L’Italia sul fronte delle misure anticicliche ha fatto poco o nulla,. E questo è un dato. Ora gli indicatori (alcuni indicatori) sembrano offrire più di uno spiraglio. Ma è tutto così semplice? Vediamo. La crisi nasce come crollo finanziario (nel 2008), diventa crisi industriale e dei consumi (nel 2009) ma toccherà il vertice della crisi occupazionale solo nel 2010, dunque l’anno prossimo. Non sono la cassandre del centrosinistra a dirlo ma gli economisti dei più diversi orientamenti (andate a consultare i siti di alcune fondazioni ispirate al centrodestra). La stessa domanda di cassa integrazione è ad oggi più elevata della Cig effettivamente utilizzata per una ragione in parte legata a questo aspetto. Il che spingerebbe una politica previdente a rinforzare la linea di una riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente e sui redditi bassi (visto il pericolo di una crisi dei consumi di base spinta oltre il sopportabile). Come parrebbe sensato agire sull’allungamento dell’indennità di disoccupazione e sull’aumento dei massimali della Cig (visto che campare con 7/800 euro al mese per 15 o 16 mesi è un’impresa letteralmente vietata a una famiglia monoreddito di anche solo due componenti). Invece, siamo daccapo alle prese con una campagna che tende a risolvere la crisi sull’onda del motto “tutto bene madama la marchesa”. Sarà bene che in Parlamento (la finanziaria sta iniziando il suo iter alla Camera) noialtri si faccia fino in fondo la nostra parte. Ne va del bene di parecchi milioni di lavoratori, famiglie e piccole imprese,. Ma ne va anche della credibilità iniziale del nuovo corso democratico inaugurato ieri mattina da Bersani alla Fiera di Roma.

Allora, ieri mattina. Faccio un resoconto rapido. Il luogo è quello solito, sulla bretella Roma-Fiumicino (quindi facile a raggiungere per chi arriva da fuori in aereo). Rispetto all’Hotel Marriot (dove si era svolta l’assemblea dell’11 ottobre) la coda per il caffè era molto più breve (3 minuti nel momento di massimo afflusso). La sala era allestita con una platea a semicerchio che avvolgeva una pedana centrale col podio. Parecchia moquette rossa e grande schermo alle spalle di chi parlava. Presidenza sobria e prime file riservate a quelli importanti. Giornalisti a spasso tra i delegati in cerca di notizie e colore. Bersani è stato proclamato segretario da Migliavacca (prima c’era stato l’inno d’Italia, tutti in piedi ma nessuno cantava). La relazione la trovate riassunta sui giornali (oppure ve la potete vedere su you dem). A me è sembrata solida e argomentata, soprattutto la parte economica e sociale, ma anche sul partito non è stato reticente. Annunciate un’assemblea di mille amministratori per scoperchiare l’inganno del federalismo fiscale e la creazione di 500 nuovi circoli nei luoghi di lavoro. Dopo la relazione del nuovo segretario abbiamo eletto Rosy presidente per acclamazione. A quel punto si è aperto il dibattito (Franceschini ha fatto un intervento serio e molto unitario, l’ho davvero apprezzato). Hanno parlato anche Ignazio Marino, Pippo Civati, Piero Fassino e altri. Abbiamo eletto il tesoriere (Antonio Misiani), due vicepresidenti (Marina Sereni e Ivan Scalfarotto) e la Direzione del Pd (120 nomi più un altro tot come membri di diritto, più 20 scelti da Bersani). Se vi interessa l’elenco completo lo trovate oggi su l’Unità. Ho chiacchierato con parecchie persone, Zoro mi ha invitato al suo programma (ma lo fa tutte le volte e poi non conferma mai!!!!!). C’era Pina (che vi racconterà le sue impressioni). Alla fine della relazione è partito un mix di Vasco Rossi e Canzone Popolare. Il tutto è finito verso le 16. Che dire? Mi pare che ci siamo e che siamo ripartiti. Spero col piede giusto.

Stefano Cucchi. Ieri, manifestazione nelle vie del suo quartiere con qualche tafferuglio. Peccato. Ciò che resta è la vicenda. Ed è gravissima. Secondo le ricostruzioni di ieri (e di stamane) Stefano aveva chiesto di vedere il suo avvocato di fiducia e l’operatrice che lo seguiva da anni (e della quale si fidava). Pare avesse rifiutato il cibo come forma di pressione per ottenere queste due visite, che però non gli sono state concesse. Se fosse vero (e sarà bene appurarlo subito) la sua morte si caricherebbe di un significato e di una gravità enormi. Sono stato tre giorni fa in commissione giustizia alla Camera, quando Rita Bernardini ha presentato una interrogazione al governo sul fatto. Eravamo in pochi (purtroppo) e le parole del sottosegretario non hanno chiarito questi aspetti. Hanno accennato a una morte giudicata dai sanitari del Pertini “improvvisa ed imprevista”. Proprio così: improvvisa ed imprevista. Questo ragazzo, fermato per qualche grammo di roba, pesava al momento dell’arresto 42 chili ed è deceduto, dopo sette giorni, quando di chili ne pesava 37. Forse, dico forse, qualcuno avrebbe dovuto cogliere la serietà del quadro clinico e operare di conseguenza. Restano le domande. La frattura di due vertebre, le ecchimosi sul volto, i motivi per cui non si è proceduto alla richiesta di un trattamento sanitario obbligatorio, il mancato incontro col legale di fiducia e con l’operatrice sociale…..penso che una commissione di inchiesta sul fenomeno dei decessi nelle nostre carceri sia a questo punto una questione di principio e una battaglia da sostenere.

Infine, ho sempre considerato questo blog uno spazio minuto ma di libero accesso a chi lo voglia frequentare. In quasi tre anni non ho mai censurato o filtrato un solo commento. Ho letto tutto quello che avete ritenuto di scrivere. A volte erano (come ancora nell’ultimo post) insulti al padrone di casa (ma questo fa parte del meccanismo del blog e non me ne sono mai lamentato). Una sola cosa vorrei dire. Fate conto (se non è troppo chiederlo) che siamo tutti in una casa, o in un circolo, o in una piazza o dove volete voi. Ma siamo tutti in uno spazio che scegliamo liberamente e che cerchiamo di tutelare. Vorrei che si facesse uno sforzo per rispettarlo e per rispettarci. Soprattutto vorrei che vi fosse più rispetto tra voi che commentate queste righe. Spesso capita che la discussione (anzi, capita quasi sempre) prenda la piega che voi le volete far prendere. E’ un bene. E ho imparato molte cose seguendo quei rimpalli di frasi e critiche. Ma fatelo, se potete, recuperando un tono adatto. Il che non vuol dire reprimere le critiche (soprattutto all’ospite). Vuol dire solo non snaturare il senso della discussione. Che è bella quando l’ascolto non finisce schiacciato dalla foga. O peggio dall’aggressione verbale. Allora, e chiudo, digitiamo tutti sulla tastiera pensando sempre a quel che stiamo per scrivere e anche a come verrà letto dagli altri. Se vi va, ovviamente.

Buone cose



permalink | inviato da giannicuperlo il 8/11/2009 alle 10:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (218) | Versione per la stampa


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